Quando si parla di intelligenza artificiale, una delle paure più presenti è che possa finire per rendere tutto uguale.
Le immagini, i testi, le idee e persino il modo in cui comunichiamo rischiano di assomigliarsi sempre di più.
Se una tecnologia può generare un contenuto in pochi secondi, il rischio è che tutti inizino a utilizzare gli stessi strumenti, gli stessi linguaggi e gli stessi modelli.
È proprio su questa contrapposizione che si sviluppa la nuova campagna di Desigual, “Born to Disobey”, che mette al centro il rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale.
La protagonista Vivian Wilson si confronta con un robot (dalle somiglianze umane) programmato per obbedire, in un racconto che si basa sull’opposizione tra ciò che può essere previsto e ciò che, invece, nasce dall’imprevedibilità delle persone.
Il messaggio è coerente con il brand: essere diversi significa non lasciarsi definire da schemi prestabiliti.
Ma questa riflessione apre una domanda interessante anche per chi lavora nella comunicazione e negli eventi:
l’intelligenza artificiale deve necessariamente portarci verso l’omologazione?
Forse no, ma questo dipende da come scegliamo di utilizzarla.

Esperienze con l’AI
Durante un evento, questo principio diventa ancora più importante.
Il pubblico non vuole necessariamente assistere a una dimostrazione della tecnologia e vuole avere una ragione per partecipare.
In questo contesto l’intelligenza artificiale può cambiare il modo in cui un brand entra in relazione con le persone.
Pensiamo, ad esempio, a un AI Photobooth.
Invece di limitarsi a scattare una fotografia, il partecipante può utilizzare l’intelligenza artificiale per trasformare la propria immagine e vedersi all’interno di un nuovo universo visivo.
Può cambiare l’ambientazione, reinterpretare il proprio look, entrare in uno scenario completamente diverso.
La tecnologia crea il contesto, ma il punto di partenza rimane sempre la persona.
Ed è proprio questo che rende l’esperienza diversa da un semplice contenuto generato dall’AI.

Essere diversi significa anche scegliere come usare la tecnologia
La campagna di Desigual parte dall’idea che essere diversi significhi anche disobbedire, uscire dagli schemi e non lasciarsi programmare.
È un concetto che possiamo leggere anche da un’altra prospettiva.
Forse essere diversi non significa rifiutare la tecnologia, ma decidere come utilizzarla.
L’intelligenza artificiale può generare contenuti in modo sempre più veloce, ma questo non significa che tutte le esperienze debbano diventare uguali.
Al contrario, può essere proprio la tecnologia a permetterci di creare esperienze più personali, più interattive e più vicine alle persone.
È quello che cerchiamo di fare in Socialbooth: utilizzare l’innovazione non per togliere spazio alla persona, ma per darle nuove possibilità di esprimersi.



