Cosa significa per noi essere raccontati da Forbes Italia

Forbes italia

Qualche giorno fa Forbes Italia ha pubblicato un articolo dedicato a SocialBooth, raccontando come abbiamo trasformato il gioco in uno strumento di branding per eventi e fiere.

Ci ha fatto piacere leggerlo, e ancora di più ci ha fatto riflettere: a volte serve lo sguardo di qualcun altro per mettere a fuoco quello che si fa ogni giorno quasi senza accorgersene.

Vedere il proprio lavoro raccontato da fuori

Quando lavori dentro un progetto, tendi a guardarlo dal punto di vista operativo: il brief da chiudere, il totem da consegnare in tempo, l’operatore da organizzare per la fiera del giorno dopo.

Leggere un articolo che invece guarda al metodo nel suo insieme — dal concept alla gestione in fiera, passando per la raccolta dati e l’edutainment — ci ha aiutato a vedere con più chiarezza il filo che lega tutti i progetti fatti finora.


Forbes ha colto un punto che per noi è centrale: il gioco non è mai fine a se stesso.

È un mezzo per far succedere qualcosa — una persona che si ferma, che interagisce, che lascia un contatto, che capisce meglio un prodotto giocandoci piuttosto che ascoltandone la descrizione.

Vedere questo aspetto messo nero su bianco da una testata come Forbes conferma che la direzione presa negli anni ha senso anche visto da fuori, non solo da dentro l’azienda.

Perché per noi non è solo una questione di visibilità

Essere raccontati da una testata autorevole porta ovviamente visibilità, ed è qualcosa di cui siamo grati. Ma il valore più grande, per noi, sta in un altro punto: è un modo per mettere alla prova quello che facciamo.

Quando il tuo lavoro viene descritto da chi non lo vive tutti i giorni, scopri se quello che pensavi fosse il tuo punto di forza viene davvero percepito come tale da chi guarda da fuori.


In questo caso è successo: l’idea di unire advergaming, lead generation ed edutainment in un’unica esperienza — quella che ci ha portato a lavorare con brand come TikTok Smart+, Aberdeen e Trustpilot — è stata riconosciuta come un elemento distintivo, non solo come un servizio tra i tanti.

L’advergaming secondo SocialBooth

Se c’è un concetto che l’articolo di Forbes ha messo bene a fuoco, è quello di advergaming.

Ma vale la pena raccontare, con parole nostre, cosa significa davvero per noi quando lo applichiamo a un evento.

Per SocialBooth l’advergaming non è “mettere un gioco in fiera per attirare gente allo stand”.

È un modo per far vivere il brand attraverso un’azione, invece che attraverso un messaggio.
La differenza è sostanziale: uno spot, un pannello, un flyer si guardano; un gioco si gioca, e mentre lo fai il brand smette di essere qualcosa che ti viene raccontato e diventa qualcosa che stai sperimentando in prima persona.

Il meccanismo che usiamo è semplice nella forma ma preciso nell’intenzione.

Il visitatore inquadra un QR code, lascia un contatto, e da lì entra in un’esperienza pensata su misura per quel brand, quel pubblico, quel contesto: una sfida a basket con lo smartphone come controller, un memory che nasconde domande sul prodotto, un arcade personalizzato con i colori e le mascotte del cliente.

Non partiamo mai da un gioco già pronto da riadattare: partiamo dal brief, da cosa il brand vuole comunicare e da chi troverà quel gioco davanti a sé, e costruiamo la meccanica attorno a questo.

Cosa significa per noi essere raccontati da Forbes Italia - IMG 4182

Questo approccio ci permette di tenere insieme tre risultati che normalmente richiederebbero tre strumenti diversi:

  • Coinvolgimento reale, perché le persone si fermano più a lungo e partecipano attivamente, non passivamente;
  • Lead generation naturale, perché la raccolta contatti avviene come parte del gioco e non come un modulo da compilare a parte;
  • Contenuti condivisibili, perché un’esperienza divertente è anche un’esperienza che le persone raccontano, in fiera e sui social.

È lo stesso principio che, come raccontato anche nell’articolo Forbes, applichiamo all’edutainment: quando il gioco stesso spiega un servizio — come nel caso di “Just Tap It” per TikTok Smart+ — l’apprendimento diventa un effetto collaterale del divertimento, non un momento separato e più noioso.


Per noi l’advergaming resta quindi uno strumento, non un fine: il fine è sempre lo stesso, far vivere alle persone un momento di contatto con il brand che valga la pena ricordare.

Cosa ci portiamo avanti da qui

Un articolo così ci ricorda anche cosa non deve cambiare mentre cresciamo: il legame stretto tra la parte creativa e quella tecnica, il fatto che ogni progetto nasca da un brief reale e non da un catalogo di soluzioni pronte, e l’attenzione a misurare i risultati non solo in numero di visitatori ma in qualità del coinvolgimento.


Continueremo a costruire esperienze che uniscono gioco, marketing e apprendimento — e a raccontarle qui sul blog, un progetto alla volta.


Puoi leggere l’articolo completo di Forbes Italia a questo link.

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Umberto Gini CEO @Socialbooth

Umberto Gini

CEO

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